L’Adoc, l’associazione dei consumatori di Brindisi, esprime la usa ferma contrarietà alla chiusura della scuola dell’infanzia ‘’San F.sco d’Assisi’’, già programmata, e che determina una ulteriore dismissione per il plesso Cappuccini. Alla base della scelta, riferiscono dalla sede dei consumatori e secondo la relazione del settore, le esigenze sono di carattere puramente economico, tanto inferiori da non garantire un’adeguata dotazione organica. Una giustificazione, a parere dell’Adoc, già di per sé discutibile, e a cui si aggiungono  motivazioni altrettanto criticabili circa le competenze educative legate allo Stato, al calo delle iscrizioni e agli aspetti logistici vista la convivenza nello stesso stabile della scuola comunale e della statale.

“A fronte di un quadro che vede una riduzione dei servizi resi all’utenza, in un settore strategico sia dal punto di vista educativo, economico  ed occupazionale – sostiene il presidente provinciale Zippo -, l’unico confronto che l’amministrazione ha ritenuto utile è quello con le organizzazioni sindacali, le quali, a giusta ragione, pongono problemi legati esclusivamente alle proprie competenze. Delle esigenze dell’utenza e di cosa ne sarà dell’offerta educativa in zone nevralgiche per la città sia per l’alta densità demografica che produttiva non è dato sapere”.

 

E’ per queste motivazioni che l’associazione avanza pubblicamente alcune perplessità e si chiede se, ad esempio, nel caso della scuola Cappuccini il passaggio gestionale  lascerà inalterata la composizione delle classi, oltre alla dotazione organica o se si assisterà ad uno smembramento delle attuali classi comunali con relativa distribuzione degli alunni nelle sezioni già esistenti della “Cervellati”. “La conseguenza – dichiarano dalla sede dell’Adoc - ? Classi superaffollate e discontinuità educativa con ripercussioni sul benessere dei bambini e sulla qualità della didattica”.

Ed è ancora l’Adoc a porsi altri interrogativi dal punto di vista logistico. Se, ad esempio, dovesse verificarsi quanto sopra, ci si chiede se verranno garantiti gli standard minimi di superficie che per la scuola dell’infanzia sono stabiliti in 1,80 mq/alunno con un numero di iscritti per classe che va da un minimo di 18 ad un massimo di 29 a fronte di un livello di 26 stabilito per legge. Poi, sul fronte della dotazione organica, divenuta una pregiudiziale alla base del provvedimento, ci si chiede come mai sia stata avviata da oltre un anno una procedura di selezione pubblica per soli titoli per la stipula di contratti a tempo determinato sia per la scuola dell’infanzia che per asili nido, senza che ad oggi sia stata pubblicata la relativa graduatoria utile per il reclutamento del personale docente con la conseguenza che a migliaia di partecipanti ( 1088 per la scuola dell’infanzia e 1600 per gli asili nido ) non è stata garantita la possibilità di poter accedere a contratti per l’anno in corso, pur avendone magari titoli e punteggio. A questi rimane la beffa di aver sborsato 3,87€ garantendo al Comune un introito extra di oltre 10.000€. Saranno serviti per pagare i costi dell’istruzione o per il funzionamento di qualche commissione costituita ad hoc?

A tutti i quesiti espressi, l’associazione attende risposte.

Del resto, l’associazione intende capire se può essere adottato nel settore dell’istruzione la possibilità di colmare vuoti in organico attraverso forme di mobilità del personale tra enti, risolvendo di fatto vincoli dettati dal contenimento dei costi del personale, in quanto le necessità di natura economico amministrativa non ricadano sui cittadini.         

 

 

 

 

Brindisi, 2 Aprile 2013

 

 

A cura dell’Adoc di Brindisi

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