Crescono i casi di pirateria stradale, il numero dei feriti e le omissioni di soccorso nonostante la legge che pochi mesi fa ha introdotto l’omicidio stradale.

 

Anche se sono trascorsi appena tre mesi dall’introduzione della nuova norma che prevede il reato di omicidio stradale i dati non sono confortanti.

Infatti, prendendo a riferimento il periodo aprile-giugno gli episodi di omissione di soccorso sono aumentati del 20% rispetto allo stesso periodo del 2015, leggermente inferiore il 16,9% quello dei feriti.

Spostando la lente di riferimento ai primi sei mesi del 2016 le omissioni di soccorso negli incidenti con morti non calano: + 16%, allontanando così sempre di più l’obiettivo assegnatoci dall’ UE del calo entro del 50 % delle vittime entro il 2020.

Anche se ci appare di buon senso attendere ancora un po’ di tempo per poter dare un giudizio definitivo sui primi reali effetti di tale nuova normativa, come Associazione pur avendo sostenuto a suo tempo la necessità di un inasprimento delle pene per chi ubriaco o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti provocava incidenti stradali, omettendo anche il soccorso, riteniamo ora opportuno nonché urgente intervenire sulla norma, per non compromettere i validissimi effetti che  con la sua introduzione il legislatore voleva ottenere.

Tralasciando i rischi concreti, di vedere bollata la nuova legge come incostituzionale, condividiamo le perplessità relative alla “interpretazione” di lesioni gravi, in essa contenute.

Il testo della legge sull’omicidio stradale introduce, in effetti, il reato di “lesioni personali stradali”. Infatti, nel caso si provochi un incidente con feriti, in seguito a una manovra pericolosa come il superamento dei limiti di velocità, il passaggio con semaforo rosso o l’inversione di marcia, è sufficiente causare una lesione grave (per la quale basta che vengano superati i quaranta giorni di prognosi) per incorrere nel reato di “lesione personale stradale”, con una pena che oltre al carcere prevede la revoca della patente per cinque anni.

Accade così che chi provoca un incidente fugge, sapendo che scatteranno automaticamente per lui le manette e rendendo inefficace se non controproducente l’obiettivo che invece la nuova norma intendeva perseguire. La mattanza…continua!

Una emergenza sulle nostre resa ancor più evidente dai numeri rappresentati appena qualche settimana fa dall’Istat e dall’Aci: pur in presenza di una riduzione degli incidenti stradali -1,8% e del 2% dei feriti, si registra un allarmante +1,1% dei morti ed un 6% dei feriti gravi.

Non solo, le nostre autostrade nonostante l’introduzione di tutor fanno registrare un aumento degli incidenti sulla loro rete anche se, rimane la città il luogo dove avviene il 70% degli incidenti con feriti e con più del 40% dei morti.

Numeri che si assommano a quell’aumento di vittime pari all’1% una emergenza quantificabile a 9 morti ammazzati al giorno sulle nostre strade ed i nostri giovani tra i 20 ed i 24 anni sono le principali vittime e che forse, andrebbero sensibilizzati già in età scolare.

Scorrendo sempre i dati, notiamo come ci sia stata una impennata delle infrazioni dovute in larga parte alla distrazione ed all’utilizzo dei cellulari.

Nell’uso improprio dei cellulari ed alla molteplicità dei servizi da questi offerti, può risiedere una parziale spiegazione dell’aumento delle vittime sulle nostre strade.

Afferma il Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato Dott. Roberto Sgalla “…anche se è difficile quantificare il fenomeno, possiamo dire senza dubbio che il 30% degli incidenti ha come causa o concausa la distrazione…”

Secondo uno studio Doxa-Direct Line un italiano su due non rinuncia all’utilizzo del cellulare, nemmeno alla guida: di questi un 28% circoscritto a poche volte, un buon 10% lo usa frequentemente mentre un 6% ammette di inviare anche i messaggi!

Constatato che l’effetto deterrente previsto per via dell’inasprimento delle pene non è avvenuto, occorre promuovere nuove ulteriori azioni volte a scoraggiare tale sconsiderata abitudine.

Una iniziativa utile potrebbe rivelarsi quella di introdurre con l’aiuto delle case automobilistiche e delle compagnie di assicurazione, realizzando una sorta di “scatola nera” nei veicoli. Tale dispositivo, tracciando i diversi impulsi emessi dal cellulare in caso di sinistro, renderebbe verificabile la condizione di attenzione del conducente a causa dell’utilizzo dello smartphone.

Un ulteriore strumento di dissuasione, valutato il crescente valore sociale del cellulare nelle nostre vite, potrebbe rivelarsi quella del “fermo amministrativo” del cellulare per qualche mese, accertato il nesso causale con il sinistro. Un’idea, una provocazione, su cui si potrebbe però ragionare.

Ovviamente non è solo nella guida disattenta degli automobilisti che va ricercata la responsabilità e l’origine dei tragici bilanci. In Italia anche un semplice acquazzone estivo può mettere in ginocchio città e reti di trasporto per via di uno “stato di salute” delle nostre strade non solo pessimo ma in costante peggioramento: la qualità del manto stradale, le buche, la segnaletica insufficiente, la scarsa illuminazione, le erbacce ed i campi incolti ai bordi delle strade sono fattori determinanti per la sicurezza stradale, ricordiamo a titolo esemplificativo i roghi e gli incidenti di questa estate sulla Pontina!

Indicative al riguardo ci appaiono le maggiori incidenze e le localizzazioni delle strade statali più pericolose nel 2014 divise per ogni provincia, fornite dall’Aci, ne riportiamo alcune.

In Piemonte è la SS 590 ad indossare la maglia nera di strada maggiormente pericolosa mentre il Lombardia a raccogliere analogo triste primato e la SS 409 – Bergamina.

La Romea in Veneto, la SS 007 bis in Campania, la SS 98 in Puglia la SS 417 – Caltagirone nel Lazio la Via dei Laghi e la Pontina.

Menzione tristemente a parte per Roma e per il G.R.A.

A Roma 1900 sono stati gli incidenti con un bilancio di 38 morti e ben 2743 feriti, pari al dato complessivo delle altre 10 città che la seguono in classifica, Genova, Bologna, Napoli e Milano.

Singolare la concentrazione maggiore degli incidenti che avviene nel periodo maggio-giugno-luglio e nella giornata della domenica.

Oltre che alla distrazione ed allo stato di manutenzione e di efficienza delle strade non meno importante ci sembra del livello di “stabilità psico-fisica” degli automobilisti. Con il Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 30/11/2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 27 dicembre 2010, l’Italia ha recepito la nuova Direttiva europea 2009/112/CE sulle patenti di guida, che modifica taluni requisiti di idoneità fisica e psichica per il conseguimento, la conferma di validità e la revisione della patente.

Le novità più significative riguardano i soggetti affetti da patologie della vista, diabete ed epilessia. Sicuramente tale recepimento, ha elevato il livello di attenzione sociale sul grado di idoneità alla guida del richiedente nelle fasi di rilascio o di rinnovo per la patente, ma potrebbe essere ancora insufficiente, a stabilire “al di là di ogni ragionevole dubbio” sul reale stato di idoneità alla guida.

L’introduzione di una sorta libretto sanitario personale, in questi casi potrebbe rivelarsi maggiormente efficace in analogia del libretto di certificazione e di efficienza degli immobili. Renderebbe da un lato gli individui più sicuri e consapevoli del loro effettivo patrimonio psico-fisico e della loro reale efficienza e dall’ altro, accrescerebbe la professionalità del medico di famiglia valorizzandone ulteriormente la certificazione, in quanto non più basata anche su dichiarazioni verbali dei richiedenti a diverso titolo, ma formalizzate nel libretto.    Un libretto questo, sul quale poter annotare da parte delle strutture mediche, tutte le variazioni e gli interventi effettuati sul paziente.

Si potrebbe così istituire una sorta di “registro attitudinale” di chi chiede o rinnova la patente, con il quale il medico competente potrebbe finalmente poter “incrociare” e verificare appieno la reale condizione del richiedente, consentendogli la stesura di certificati anamnestici maggiormente dettagliati e puntuali.

Insomma, di strada ne è stata fatta molta ma per compiere quell’ultimo miglio, quello della risalita del crinale sicurezza, ancora molta ne rimane.

Non abbiamo, come Adoc, certamente la presunzione dell’esaustività per un tema, quale questo trattato, che per implicazioni sociali, etiche e/o penali impone a tutti i soggetti interessati a diverso titolo, un approccio non solo accorto e sensibile, ma soprattutto di prospettiva.

 

Occorre comunque tanta attenzione e tempestività per un male sociale che miete non solo sempre più vittime, e che non può più essere affrontato con quella logica dell’ “io speriamo che me la cavo”.

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