Il giro d’affari mondiale del gioco d’azzardo è di 380 miliardi di euro. Di questa torta enorme la fetta italiana rappresenta più del 22%, configurandosi così come il primo mercato del gioco d’azzardo in Europa ed il terzo, nel mondo.

 

Nello specifico, le cifre sono di quelle che fanno tremare i polsi: 84,5 miliardi di euro spesi nel gioco in Italia nel 2014. Parliamo di “Gratta e Vinci”, slot machine, scommesse, giochi on line, etc.

Un’offerta pervasiva che irrompe nella nostra vita quotidiana presidiandone capillarmente i luoghi maggiormente frequentati in modo particolare tv ed internet.

Un giro d’affari che vale più del 5% del Pil, praticamente la terza impresa del Paese.

Dal 2005 al 2014 la raccolta dei giochi di Stato è cresciuta del 191%, le entrate erariali soltanto del 30%, un effetto distorsivo dovuto ad una imposta indiretta sul gioco d’azzardo in media pari all’ 8,7%, la più bassa mai applicata ad un bene di consumo. Nel contempo, le società di betting, scommesse e casinò on line contabilizzano costi e ricavi gestionali nei paradisi fiscali.

Ma, nelle pieghe del discorso, si innesca anche un altro gioco…ancora più ambiguo: più gli italiani destinano parte del loro reddito al gioco d’azzardo, meno vengono acquistati altri beni da produzione e servizi; più lo Stato vede venir meno il gettito fiscale proveniente dalle imposte indirette sui consumi dai regimi d’imposta più alti, più si concorre ad una ulteriore depressione dei consumi.  Mentre i costi economico-sociali e sanitari aumentano il giro d’affari, anche quello criminale, dilaga.

Ovviamente, con il volume di affari esponenzialmente in salita cresce anche il numero delle persone che gioca d’azzardo. Per rimanere in tema di statistiche, in Italia un giocatore su due è «malato» di gioco d’azzardo. Una vera e propria patologia, un alert sociale che ha anche dei costi riflessi spaventosi.

Un “morbo” che, quando colpisce, affligge indifferentemente giovani, adulti e anziani, uomini e donne. Nelle sue forme più virulente origina dipendenza. In Italia la percentuale di giocatori d’azzardo problematici va dall’1,5% al 3,8%, cui si aggiunge un altro 2,2% di giocatori d’azzardo patologici.

Due in particolare le manifestazioni della patologia del giocatore d’azzardo: l’abuso e la dipendenza, quest’ultima chiamata anche addiction. Ciò che caratterizza la dipendenza è il pensiero continuo al gioco. Dando continuità a questo comportamento si trascura tutto: i rapporti sociali e familiari, e quelli affettivi oltre alla perdita totale di interessi.

È erroneo ritenere che il giocatore giochi esclusivamente per denaro. Quella economica è la miccia dell’innesco ma in realtà il suo comportamento successivo è determinato soprattutto dalle sensazioni gratificanti che prova attivate dal rilascio di dopamine in alcune aree del cervello. I giocatori dipendenti lo sanno e dicono: «io gioco per l’adrenalina», cioè per le sensazioni eccitanti prodotte causate dal gioco.

La normativa in merito, cerca di arginare in qualche modo il fenomeno, cercando nuove e diverse tutele dei consumatori in genere e dei minori in particolare.

La Commissione europea infatti ha adottato, il 14 luglio 2014, una raccomandazione sui servizi di gioco d’azzardo online con la quale incoraggia gli Stati membri a realizzare un livello elevato di protezione per i consumatori, gli utenti ed i minori grazie all’adozione di principi di maggior tutela in particolar modo per quanto attiene la loro pubblicità attraverso una sponsorizzazione responsabile. La direttiva in oggetto, proibisce pratiche commerciali sleali, ingannevoli ed aggressive rivolte ai consumatori e contiene una lista delle pratiche vietate in ogni circostanza.

Pur non essendo la fornitura dei servizi di gioco d’azzardo soggetta ad una legislazione europea specifica, in questa raccomandazione si incoraggiano gli Stati membri a fornire un elevato livello di protezione, per salvaguardare la salute dei consumatori e dei giocatori, e per impedire ai minorenni di essere lesi o sfruttati da gioco d’azzardo. La raccomandazione invita gli Stati membri a:

 

  • implementare le procedure per verificare i conti dei giocatori a chiudere il conto quando un giocatore risulta essere un minore;
  • favorire la visualizzazione di link a programmi di controllo parentale sui siti web di gioco d’azzardo;
  • incoraggiare che le comunicazioni commerciali non vengano trasmesse, visualizzate o facilitate:

 

 

  1. su media, o programmi in cui si prevede che i minori siano il pubblico principale;
  2. su siti web indirizzati a minori;
  3. in prossimità di luoghi in cui minori normalmente trascorrono il tempo.

 

Lo scopo è garantire che le comunicazioni commerciali di servizi di gioco online rechino messaggi sui rischi del gioco d’azzardo per la salute in modo pratico e trasparente.

Attualmente, gli Stati membri possono, nei limiti stabiliti tra l’altro dal Trattato, come interpretato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, fissare gli obiettivi della loro politica sul gioco d’azzardo e definire il livello di protezione perseguito ai fini della tutela della salute dei consumatori.

Anche il Governo italiano, con la Legge di Stabilità 2016, ha provveduto a recepire tali raccomandazioni, nel rispetto del diritto comunitario. Nonostante ciò, continuiamo ad assistere alla trasmissione di spot, subdoli, border line con la normativa, ingannevoli perché, essendo concepiti ad esclusivo vantaggio delle lobby delle scommesse non garantiscono i consumatori, ed i minori in particolare, dai rischi del gioco d’azzardo online.

Come Adoc riteniamo che le seguenti attività siano delle pratiche commerciali sleali e/o aggressive e comunque non in linea con quanto raccomandato dal legislatore:

  • a) Elargizione di bonus economici. Uno strumento elevato a sistema attraverso il quale si attrae alla scommessa lo spettatore televisivo catturandone nel contempo non solo l’attenzione, ma attraverso un bonus gratuito di ingresso, se ne sollecita l’intenzione a partecipare alla scommessa. Anche di quelli, aggiungiamo noi, che pur non disponendo di denari nel tentativo estremo di migliorare la propria condizione economica, da questi capziosi messaggi sono tentati.

Ci sembra un po’ come regalare sigarette davanti alle scuole o distribuire gratuitamente dolci in un reparto di diabetici…!

  • b) Negli spot, vengono illustrate le probabilità statistiche delle possibili vincite, ma non vengono illustrate le modalità con le quali chi “detiene il banco” costruisce quelle percentuali: su quali basi matematiche? Assumendo quali parametri?

Perché se (a ragione), ogni indagine statistica deve pubblicizzare il modello con il quale quei dati di rilevamento vengono percentualizzati questo non avviene su di un tema così delicato? Su percentuali che tanto influenzano la “giocata” perché di fatto condizionano la “puntata” dei giocatori?

  • c) Non appaiono in alcun modo sui siti i limiti di spesa, parziali e/o complessivi, oltre i quali il giocatore non può andare.
  • d) Non si ha riscontro negli spot delle eventuali linee telefoniche alle quali i giocatori possono ricorrere per chiedere assistenza sul loro comportamento di gioco e sulla loro possibilità di autoescludersi facilmente dai siti di gioco d’azzardo.

Aspetti importanti e delicati ma ancora più delicato e per certi versi inquietante il collegamento (apparentemente inesistente) tra il mondo delle scommesse ed i minori.

Ne è la prova, per noi inconfutabile al di là dell’apparenza, dell’accostamento sempre più frequente di personaggi del mondo dello spettacolo, conosciutissimi per lo più dai giovanissimi, che con toni virili e trionfalistici sponsorizzano sulle pay tv il gioco d’azzardo. Toni e musiche incalzanti volti a catturare le attenzioni e le successive intenzioni dei giovani spettatori con buona pace della normativa in materia.

Ma anche le modalità con le quali, nei vari siti si cerca di interdire ai minori l’accessibilità al mondo delle scommesse, risultano essere nella pratica filtri facilmente aggirabili.  Come diceva quel famoso spot: provare per credere.

La distinzione tra tv generalista e quella della tv specializzata avvenuta in materia di pubblicizzazione delle scommesse online non ha realisticamente allontanato i minori dai rischi del gioco d’azzardo, anzi…

Concentrando gli eventi sportivi sulle tv specializzate ed essendo queste presenti non solo nelle case delle famiglie italiane ma, particolare non indifferente in moltissimi luoghi pubblici, centri commerciali, bar e ristoranti ecc. il messaggio gioca d’azzardo arriva a tutti ed a tutte le ore.

Ovunque, dovunque e comunque.

Vietare la pubblicità sulle TV generaliste ha di fatto monopolizzato la presenza delle lobby delle scommesse sulle pay tv e via internet, generando come risultato una esplosione dell’offerta di azzardo di massa su tali mezzi di comunicazione al punto di confinare gli appuntamenti sportivi a spot del vero evento/fine: originare scommessa, intercettando quanti più giocatori possibili!

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