Ha preso il via il progetto dell’Adoc Siamo Uomini o Caporali”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e focalizzato sul contrasto al “caporalato”, un fenomeno che toglie dignità al lavoro e mina le risorse delle regioni afflitte da questa piaga.

 

Il “caporalato” consiste nel reclutamento, da parte di soggetti spesso collegati con organizzazioni criminali, di lavoratori che vengono trasportati sui campi (ma sempre più spesso anche nei cantieri edili o in aziende manifatturiere) per essere messi a disposizione di un’impresa. I lavoratori sono spesso persone in grande difficoltà economica e immigrati irregolari senza permesso di soggiorno: queste persone, che si trovano in una posizione molto debole, vengono pagate pochissimo, fanno lavori con turni lunghi e faticosi e subiscono spesso maltrattamenti, violenze e intimidazioni da parte dei cosiddetti “caporali”, le persone che gestiscono il traffico dei lavoratori.

 

Le pratiche di sfruttamento dei caporali prevedono: mancata applicazione dei contratti di lavoro, un salario di poche decine di euro al giorno, orari tra le 8 e le 12 ore di lavoro, violenza, ricatto, sottrazione dei documenti, imposizione di un alloggio con precarie condizioni igieniche, imposizione del trasporto sul posto di lavoro effettuato dai caporali stessi, che viene fatto pagare molto caro ai lavoratori.

Il Ministero del Lavoro ha firmato un protocollo per dare il via ad una battaglia specifica e mirata insieme alle regioni ed alle associazioni di categoria. Proprio in quest’ottica il progetto “Siamo Uomini o Caporali” vuole offrire un’importante supporto alle persone (immigrati, ma spesso anche cittadini italiani) impiegati in lavori stagionali, sottopagati e sfruttati attraverso servizi di informazione e assistenza che portino alla denuncia del “caporale”, ma anche servizi di intermediazione lavorativa, attraverso la collaborazione con aziende che intendono aderire al progetto, che favoriscano il regolare inserimento nel mondo del lavoro.

Nel progetto è prevista una campagna di informazione e sensibilizzazione per la prevenzione del lavoro sommersorivolta sia alle imprese (strumenti di supporto al lavoro regolare stagionale, contratti di lavoro regolari attivabili, la responsabilità sociale d’impresa. ecc.) che ai lavoratori italiani e stranieri (diritti e doveri del lavoratore, canali regolari di reclutamento, accessibilità alle iniziative e servizi di facilitazione del network di progetto per i lavoratori stagionali, ecc.).

Le attività progettuali pertanto si concretizzeranno in:

  • Creazione di punti di assistenza e sportelli informativi per i lavoratori irregolari, a cui i cittadini potranno rivolgersi per informazioni sui regolari canali lavorativi e per segnalare particolari situazioni di condizioni lavorative;
  • Realizzazione di una campagna informativa sul lavoro irregolare, sulla denuncia delle condizioni di lavoro e dei “caporali”, sulla sicurezza sul posto di lavoro attraverso eventi;
  • Realizzazione di una campagna pubblicitaria per promuovere il progetto attraverso le sedi territoriali ed eventuali enti pubblici o privati presenti sul territorio;
  • Attivazioni di collaborazione tra l’ADOC e le aziende per il regolare inserimento lavorativo di persone che attualmente sono impiegate in modo clandestino. La denuncia dei “caporali” e di conseguenza delle aziende che sfruttano tale lavoro per immettere sul mercato prodotti a basso costo e di scarsa qualità può essere un’importante opportunità per le imprese “regolari” e per i loro prodotti. A tal proposito il nostro progetto si propone di fare da tramite e da “canale privilegiato” per mettere in contatto aziende e lavoratori, promuovendo assunzioni regolari;
  • Realizzazione di una campagna di promozione dei prodotti “etici”. Occorre infatti favorire il principio etico nella scelta dei prodotti da acquistare, adottando delle forme di certificazione di tale condizione. Senza la tracciabilità del prodotto e senza una certificazione veritiera del marchio, come avviene per altri beni, la crudeltà del caporalato non avrà fine.

Il fenomeno del caporalato

 

Secondo i dati Istat sull’economia, l’agricoltura è tra i settori con il più alto tasso di lavoro irregolare, la percentuale di sommerso è pari al 43%. In realtà, tra campi e frutteti, è ormai appurata la presenza di circa 430mila persone. Per le organizzazioni mafiose e criminali rappresenta una fonte di economia illegale stimata tra i 14 e i 17 miliardi. Il salario di questi lavoratori è la metà della retribuzione prevista dai contratti di settore e si attesta tra i 25-30 euro al giorno, per 10-12 ore di lavoro. Circa 2 euro all’ora. Per un totale di 420 milioni di evasione contributiva stimata. I controlli non mancano, le ispezioni sono cresciute del 59% nell’ultimo anno. I dati forniti dal ministero del Lavoro sugli interventi ispettivi del 2015 nel comparto agricolo sono piuttosto eloquenti: le 8.662 ispezioni effettuate nelle imprese hanno fatto registrare un tasso di irregolarità pari al 56 per cento, oltre 8,8mila le aziende ispezionate in cui sono stati trovati 6.153 lavoratori irregolari, di cui 3.629 totalmente in nero, sono 713, invece, i fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive. Il caporalato è una piaga di cui non ci si può ricordare soltanto d’estate, quando lo sfruttamento aumenta parallelamente al raccolto di frutta e verdura, o peggio quando si contano vittime, anche perché nel settore dell’edilizia e nel manifatturiero si sta ampliando enormemente il fenomeno del caporalato. Il parlamento italiano ha avviato un iter legislativo che affronti la questione, la novità principale riguarda l’introduzione del nuovo reato di caporalato definendo anche una responsabilità per le imprese che impiegano mano d’opera in condizioni di sfruttamento. In particolare, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque recluta manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e chi utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di caporali, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno. Proprio nella prima decade di luglio il ministero del Lavoro, quello della Difesa e dell’Agricoltura insieme all’Ispettorato nazionale del lavoro hanno siglato un protocollo di intesa per assicurare una vigilanza “interforze” nel settore agricolo, che assicurerà, attraverso il coinvolgimento dei militari dell’Arma dei Carabinieri e del personale del Corpo Forestale dello Stato, un contrasto ancora più efficace alle più gravi violazioni della disciplina in materia di lavoro e legislazione sociale; dalla reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie, alla sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro; la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative degradanti. È proprio partendo da questi dati che il progetto vuole svolgere un’azione di supporto alle attività già messe in campo dai diversi soggetti interessati dal fenomeno attraverso campagne informative e di sensibilizzazione.

Bookmark and Share