Nella Legge di Bilancio 2018 il Governo, tramite una norma di interpretazione autentica, con effetto retroattivo, ha allungato il tempo di prescrizione del bollo auto da tre a dieci anni.

 

“Il Governo cancelli questa norma dalla Legge di Bilancio che non solo non tiene conto della sentenza della Cassazione e della giurisprudenza, ma genera un’iniqua disparità di trattamento tra i contribuenti e vìola diritti acquisiti – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – già il bollo auto è una delle tasse più “odiate” dai contribuenti, che pesa in media per 147 euro l’anno a veicolo. Cambiare le carte in tavola, facendo rivivere debiti andati in prescrizione, non farà altro che distruggere la fiducia dei contribuenti verso lo Stato”.

Cosa prevede la norma e quali conseguenze ci sono per i contribuenti?

 

L’interpretazione autentica, contenuta nella Legge di Bilancio, prevede che una cartella esattoriale non impugnata nei 60 giorni dalla sua notifica, e quindi divenuta definitiva, si prescrive sempre dopo 10 anni, alla pari di una sentenza. Con la conseguenza che chi non ha pagato il bollo auto fino al 31 dicembre 2017, e ha ricevuto delle cartelle esattoriali, potrà essere soggetto a pignoramento e fermo dell’auto per 10 anni dalla notifica della cartella stessa, dato l’effetto retroattivo dell’interpretazione autentica. Mentre per i cittadini che non pagheranno il bollo auto dopo il 1° gennaio 2018 la prescrizione tornerà triennale, con il risultato di porre in essere una grave disparità di trattamento. Tutto questo è stato previsto nonostante le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 20425/2017, abbiano stabilito che la prescrizione di una cartella esattoriale varia in base alla tipologia di tributo di cui si chiede il pagamento, anche se non impugnata. Nel caso specifico del bollo auto, un atto amministrativo, la prescrizione è di tre anni a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento è dovuto.

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