Con un emendamento alla Legge di Bilancio 2018, in corso di approvazione, dovrebbe tornare la fatturazione mensile per tutti i servizi di telecomunicazione, compresa la pay tv, anche se al momento non sembra riguardare le sim ricaricabili. Per Adoc i consumatori hanno poco da festeggiare, il vero problema sono gli aumenti, che restano, e un mercato con concorrenza bassa, per non dire assente.

 

“Imporre la tariffazione mensile senza intervenire sugli aumenti e sull’allargamento del mercato significa guardare il dito e non la luna – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – il cambio di fatturazione a 28 giorni operato dalle Telco è stato solo un escamotage per imporre un aumento del canone, mediamente pari all’8,6%. Una prassi che ha penalizzato gli utenti, ai limiti della pubblicità ingannevole e delle pratiche commerciali scorrette. E che per questo è inaccettabile e particolarmente invisa ai consumatori. Questi ultimi sono intrappolati in un mercato non concorrenziale, dove tutti gli operatori applicano la stessa tipologia di fatturazione. L’unica arma a disposizione del consumatore, quando subisce una modifica unilaterale del contratto, è esercitare il diritto di recesso per passare ad un altro operatore. Ma se tutti gli operatori hanno provveduto ad aumentare i costi del servizio, mascherandoli dietro al cambio di fatturazione, quest’arma è spuntata, per non dire inutile. Noi crediamo che se almeno uno dei principali operatori fosse rimasto alla vecchia tariffazione su base mensile, i consumatori avrebbero scelto di cambiare. L’emendamento ha come pregio quello di imporre una maggiore trasparenza sull’operato delle aziende, ma non prevede significative novità né sul piano sanzionatorio né sul mercato in sé. Si sarebbe dovuto sancire il principio dell’invarianza di spesa per il consumatore a fronte di ogni modifica della tempistica di fatturazione, per tutti i servizi. Un cambio di fatturazione dovrebbe, infatti, essere necessariamente basato su una riproporzione delle precedenti condizioni economiche, il consumatore non deve subire variazioni dei costi sostenuti. Altrimenti, come in questo caso, stiamo parlando di un aumento nascosto.”

Per Adoc occorre anche prevedere nuovi ingressi di operatori nel mercato e dotare di maggiori potere l’Agcom.

 

“Il fatto che il mercato delle telecomunicazioni sia in mano a poche aziende rende estremamente complicato per il consumatore cambiare operatore ed estremamente facile per questi ultimi porre in essere una sorta di “cartello” e godere di rendite di posizione – continua Tascini – crediamo sia necessario allargare ulteriormente la platea di operatori nel mercato, al fine di stimolare la concorrenza e favorire i consumatori. L’AGCOM, inoltre, non solo deve poter sanzionare in modo più incisivo gli operatori ma deve poter intervenire prima che gli stessi mettano in atto comportamenti penalizzanti i consumatori. Ad esempio sarebbe opportuno che l’Autorità possa esprimere un parere vincolante prima dell’applicazione delle modifiche unilaterali del contratto da parte degli operatori, in modo da bloccare sul nascere ogni danno a carico degli utenti. Altrimenti ci troviamo come nella situazione attuale, con i consumatori danneggiati e intrappolati. E con il rischio che gli aumenti escano dalla porta e rientrino dalla finestra.”

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