Dal prossimo 1° gennaio sarà obbligatorio usare sacchetti biodegradabili e compostabili per l’acquisto dei prodotti alimentari sfusi, ad un costo indicativo di circa 3-4 centesimi di euro l’uno. Per Adoc è una giusta soluzione, anche se non risolutiva, in merito al grave problema dello smaltimento dei rifiuti plastici ma la preoccupazione è legata al possibile insorgere di fenomeni speculativi sul prezzo dei nuovi sacchetti.

“Accogliamo positivamente l’obbligatorietà delle buste biodegradabili e compostabili, ma ci auguriamo che a seguito di questa scelta non si verifichino episodi di speculazione a danno dei consumatori – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – il costo dei nuovi sacchetti bio dovrebbe attestarsi sui 3-4 centesimi, per un aggravio a fine anno pari a circa 18-24 euro per famiglia, considerando un uso medio annuale di 600 sacchetti. Un rincaro contenuto ma che poteva essere evitato se il Governo avesse previsto la gratuità dei nuovi sacchetti biodegradabili. Anche in ragione del fatto che non sono possibili eventuali alternative all’utilizzo di questi ultimi. Il Ministero dell’Ambiente ha già confermato, difatti, che i nuovi sacchetti non si potranno riutilizzare per altri acquisti né si potranno utilizzare sacchetti propri per l’acquisto dei prodotti alimentari sfusi. Una pratica, quest’ultima, che si è sempre più diffusa negli anni complice il costo elevato, pari a 10 centesimi in media, delle buste alla cassa. Ma in questo caso, come detto, non sarà possibile.”

I consumatori comunque favorevoli alla riduzione dei materiali plastici, sostenibilità ha peso sempre maggiore nelle scelte d’acquisto

Ad ogni modo, secondo un’indagine di Ipsos Public Affairs 6 italiani su 10 sono d’accordo con la scelta di introdurre sacchetti biodegradabili.

“A dimostrazione che i consumatori premiano sempre di più gli interventi legati alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente, anche se questi vanno ad incidere sulle loro tasche, il prezzo non è più la sola e unica componente da tenere in considerazione – continua Tascini – la ricerca di una maggiore qualità del prodotto/servizio offerto, il rispetto dell’ambiente e delle politiche di sostenibilità sono ormai fattori chiave nelle scelte dei consumatori. Ad ogni modo vigileremo su ogni possibile speculazione sui nuovi sacchetti, che saremmo pronti a denunciare alle Autorità competenti. Augurandoci che le sanzioni previste, fino a 100mila euro, siano elevate con la massima prontezza e severità”.

Sacchetti bio, le novità della normativa

Dal 1° gennaio 2018 anche i sacchetti per ortofrutta dovranno essere biodegradabili e compostabili, in base a quanto previsto decreto legge Mezzogiorno, che definisce i nuovi requisiti per tutte le buste con spessore inferiore ai 15 micron (micrometri). La legge conferma anche le regole per gli shopper monouso biodegradabili per asporto merci.

La nuova norma riguarda i sacchetti leggeri utilizzati per imbustare la frutta e la verdura venduta sfusa ma anche carne, pesce, prodotti da forno e di gastronomia che si acquistano al banco nei supermercati. Tutti dovranno essere biodegradabili e compostabili, rispettando lo standard internazionale UNI EN 13432, certificati da parte di enti accreditati.

 

Tutti i sacchetti biodegradabili e compostabili, comprese le classiche buste per la spesa, a partire dal nuovo anno dovranno contenere almeno il 40% di materia prima da fonte rinnovabile. Una percentuale che salirà al 50% nel 2020 e al 60% l’anno dopo. Inoltre, per i sacchetti da usare a contatto con il cibo è richiesta l’idoneità alimentare.

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