QUESTIONE TAP: RIFLESSIONI

 

Su Tap tutti hanno espresso il loro punto di vista. La multinazionale che preme per la realizzazione del progetto e usa abilmente i mezzi di comunicazione. Gli ambientalisti, motivati, ma con pochi mezzi, che tentano di fare la necessaria controinformazione. La politica che ha cavalcato in un senso o nell'altro la questione, ma ha sostanzialmente fallito nel suo compito. L'opinione pubblica salentina è compatta e contraria al progetto, sebbene il livello di comprensione delle questioni legate a TAP al di fuori della Puglia sia basso e i media nazionali sembrino interessati solo al problema (se e quando esiste) legato all'ordine pubblico.

Un punto di vista che è mancato nel dibattito, anche per la debolezza storica del movimento consumeristico italiano, è quello del consumatore finale. Il consumatore salentino e italiano in generale cosa ci guadagna da Tap? E' utile un'opera che incide così profondamente sul territorio? E' davvero necessario portare più gas in Italia? C'è davvero da colmare una carenza di offerta? Il gas diventerà più economico per i cittadini?

Vediamo. La domanda di gas naturale in Italia è in costante e significativa riduzione dal 2005 con la sola eccezione del “gelido” 2010.

La profonda crisi economica del 2008 ha ulteriormente contribuito a ridurre la domanda di gas naturale. Questa nel 2014 è stata pari a 61,9 miliardi di metri cubi, in riduzione di circa 8,1 mmc (-11,6%) rispetto al 2013. La riduzione è dovuta per il 65% circa ai minori consumi civili per riscaldamento e per il restante 35% al minor consumo di gas termoelettrico. Si pensi che nel 2014 i consumi di gas naturale sono tornati a quelli del 1998!

Questa costante diminuzione è dovuta alla riduzione dei consumi di gas nel settore termoelettrico per il calo della domanda elettrica (-3%), ma soprattutto alla maggiore disponibilità di energia idroelettrica e rinnovabili (+7,4 %) rispetto al 2013.

E’ importante sottolineare, infatti, che nel 2014, per il secondo anno, il contributo delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica è superiore a quello del gas naturale: le rinnovabili coprono il 50% della produzione di energia elettrica e contro il 26% del gas.

Se ci mettiamo, quindi, a guardare il mondo con le lenti del consumatore finale, delle famiglie che usano sempre meno e sempre meglio il gas, dobbiamo dire che “più gas” non serve! E' come se il progetto TAP arrivasse con vent'anni di ritardo, quando il quadro dei consumi è totalmente cambiato, le tendenze si sono stabilmente invertite e le rinnovabili hanno spiccato il volo.

Il calo dei consumi è dovuto principalmente a tre questioni.

In primis, il miglioramento tecnologico e qualitativo degli impianti termici finali.

Si pensi che, rispetto alle vecchie caldaie, una moderna “caldaia a condensazione” consuma il 25-30% in meno di combustibile a parità di calore generato, solo recuperando parte del calore latente dei fumi prima che vengano espulsi. Tale quantitativo di calore oggi viene utilizzato per preriscaldare l'acqua di ritorno dall'impianto termico. Di conseguenza, vi è un aumento del rendimento di combustione e una riduzione delle emissioni di NOx e CO2.

In secondo luogo, le campagne relative agli eco-bonus e alle detrazioni fiscali per il miglioramento energetico delle case e l'introduzione della APE nelle compravendite immobiliari, stanno producendo i risultati sperati. Le case degli italiani stanno migliorando in termini di qualità ed efficienza energetica, perdono molto meno da un punto di vista termico e serve sempre meno energia per riscaldarle. Questo significa che i doppi vetri, gli infissi più efficienti, i “cappotti termici” alle pareti esterne (tutti interventi incentivati dal Governo) funzionano.

Infine le norme e le campagne di comunicazione per la riduzione degli sprechi e dei consumi inutili, stanno finalmente portando cittadini e pubblica amministrazione ad abbassare i termostati a livelli più aderenti al reale fabbisogno. Gli italiani sembrano essersi finalmente convinti che 19-20 gradi in casa o in ufficio bastano e avanzano e forse non è proprio necessario stare in casa in maglietta a maniche corte a gennaio. E ridurre di un solo grado il termostato fa risparmiare il 15% sulla bolletta del gas.

Insomma, mentre gli italiani, grazie anche al costo del riscaldamento che è il miglior incentivo al risparmio, sembrano essersi organizzati meglio ed essersi convinti che più efficienza significa anche minore spesa familiare, oggi, dal punto di vista del consumatore, portare 10 - 20 miliardi di metri cubi/anno di altro gas, sconvolgendo un territorio delicatissimo, è una scelta poco saggia, anzi proprio strampalata. Costerebbe di meno il gas? No, gli italiani stanno consumando meno e meglio e il loro sforzo sta naturalmente “calmierando” il prezzo. A chi conviene quindi TAP? Non certo ai cittadini, alle famiglie, ai consumatori. Forse agli investitori internazionali, gli azeri, agli azionisti della multinazionale svizzera, ma non certo ai consumatori italiani.

 

Avv. Alessandro Presicce

presidente provinciale Adoc

 

 

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