Giro di vite del Parlamento Europeo nei confronti della cosiddetta “doppia qualità”. A larghissima maggioranza è stato approvato un emendamento che la inserisce nella “black list” delle pratiche commerciali scorrette. Il Parlamento Ue concorda sul fatto che i beni possono differire solo “riguardo a chiare e dimostrabili preferenze regionali del consumatore, l’origine degli ingredienti locali o richieste derivanti dalle leggi nazionali”. Tali differenze devono essere comunicate in modo chiaro e facilmente comprensibile per il consumatore.

 

L’emendamento votato ieri prevede la possibilità di multare fino a 10 milioni di euro le aziende che commercializzano prodotti alimentari significativamente differenti per composizione o caratteristiche. In sostanza, potranno essere sanzionate le società che vendono gli stessi prodotti, ma con formulazioni ed ingredienti più scadenti a seconda dello Stato.

Daniel Dalton (ECR, UK), che ha illustrato questa legislazione davanti al Parlamento, ha dichiarato: “Abbiamo incluso nuove regole che stabiliscono sanzioni in caso di pratiche commerciali scorrette. Ho insistito per introdurre tali penalità in caso di violazioni per aiutare i consumatori direttamente, piuttosto che aggiungerle alle casse degli Stati. Questa è la risposta di cui i consumatori necessitavano riguardo al caso Volkswagen, ad esempio. Sono molto soddisfatto, inoltre, del fatto che il comitato abbia sostenuto la mia idea di creare una App attraverso la quale i consumatori potranno apprendere i loro diritti e come beneficiarne”.

“In passato ci sono stati diversi casi di aziende accusate di aver discriminato, ad esempio, i Paesi dell’Est”, afferma il segretario nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, “anche la Croazia denunciò un caso del genere. Oggi fortunatamente arriviamo a questo emendamento. Come sostenuto dal Beuc, l’Organizzazione Europea dei Consumatori, riteniamo che sia stato compiuto un passo nella direzione giusta, rendendo più chiara la commercializzazione dei prodotti alimentari, nell’interesse dei consumatori ed anche dei produttori. Ci auguriamo che ora venga fatto un ulteriore sforzo da parte del Parlamento Europeo, stabilendo dei parametri comuni per le sanzioni, evitando così multe diverse a seconda del Paese coinvolto”.

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