L’Italia non può essere un Paese solo per i “c’è chi c’ha”
Lunedì 06 Settembre 2010 16:12 | Author: Pino Salamon - Presidente Adoc Puglia |
A dar retta alle previsioni ci si “azzecca” quasi sempre; comunque, non si fa peccato. Così, chiusa la parentesi estiva, di spensieratezza, ci si ributta in una tregua armata per i cittadini i quali si accorgeranno come, da oggi in avanti, potranno acquistare un prodotto di largo consumo in meno, o, seppure, sedersi in un ristorante una volta al mese.
E’ da due anni e mezzo in qua, semestralmente, prima a settembre, successivamente a gennaio, che va avanti il “refrain” degli italiani che acquistano e spendono sempre meno.
Se questo “regresso” portava ad un risparmio da custodire nel salvadanaio, la questione non si poneva all’ordine del giorno perché, prima o poi, quei soldi sarebbero stati spesi. Invece, la verità è quella che, in tasca, gli italiani hanno sempre meno liquidi e tutto questo va a discapito del loro potere d’acquisto, dell’economia in generale.
E sono già partiti i rincari che, attualmente, sono distribuiti: ora sulle tariffe, ora per i balzelli fiscali, ora sui prodotti in generale.
Ci riferiamo alle rette per gli asili nido, agli aumenti per le mense, alla tassa dei rifiuti solidi urbani, all’incremento degli abbonamenti ferroviari per i pendolari e il biglietto ordinario degli autobus municipali, ai premi delle assicurazioni Rcauto, alla benzina più cara d’Europa, al nuovo codice della strada che “taglieggia” gli automobilisti, fino ai libri di testo scolastici che superano il tetto fissato dal ministero. Per fortuna che il Tar ha rigettato l’aumento dei pedaggi autostradali.
E’ una nazione, l’Italia, che il Governo in carica sta conducendo ad una scelta estrema: quella di rivolgersi, o di pretendere (a fronte delle tasse pagate) sempre meno dallo Stato, e farci ripiegare sul privato.
Sarà difficile infatti, nel breve periodo, non vedere una restrizione dei servizi sanitari, una riduzione dei fondi destinati alle politiche sociali, al lavoro, alla non autosufficienza.
Una prospettiva che sembra senza via d’uscita e sempre più ravvicinata, ma che conferma l’acquisita percezione dei cittadini, dei consumatori e delle piccole imprese, a non poter resistere allo stillicidio di privazioni; anche per i beni indispensabili e per i quali, molte famiglie, non sono nelle condizioni di potersi indebitare oltre. Tanto è vero che anche il ricorso al credito al consumo è diminuito di un ulteriore 5 per cento nel 2010 (l’anno scorso, meno 11%).
Quindi, la debolezza della domanda e le incertezze, la dice lunga sulla fiducia verso un Paese sul quale sono pochi ancora a scommettere su un suo sviluppo ravvicinato.
Noi stessi dell’Adoc, nostro malgrado, stimiamo un calo globale della domanda pari all’8%. In particolare, una caduta verticale della ristorazione (meno 25% circa) e un 3% in meno della spesa alimentare. Solo le televisioni hanno obbligato, di fatto, le famiglie all’acquisto; conseguenza del passaggio al digitale.
E’ quindi urgente intervenire per imprimere una inversione di tendenza a questa drammatica situazione, di “surplace”, magari disponendo controlli sull’andamento dei prezzi e delle tariffe, insieme ad una indispensabile detassazione dei soggetti che percepiscono un reddito fisso.
In conclusione si può affermare: o il Governo comprende che una parziale, ma concreta ripresa passa attraverso un rilancio della domanda interna, altrimenti, questa è un’Italia destinata ad essere vissuta solo se “c’è chi c’ha”, di frassichiana memoria.
Articolo pubblicato nel periodico “Terra” del mese di settembre 2010.