L’Adoc di Brindisi esprime le proprie perplessità e dubbi sull’idea di costruire un nuovo molo nel porto di Brindisi, dotato già delle strutture e infrastrutture necessarie

 

 

Si è avviato un dibattito in città circa la realizzazione  di un molo crocieristico presso il castello Alfonsino per ospitare quattro navi di nuova generazione che suscita l’interesse dell’Adoc Brindisi, oltre le due compagnie di navigazione MSC  e Royal Caribbean.

Una prospettiva importante se non fosse per il fatto che Brindisi dispone già di infrastrutture sotto utilizzate le quali, anzichè destinarle agli scopi per cui sono state realizzate, hanno persino cambiato destinazione d’uso nel tempo.

L’Adoc si riferisce alla stazione marittima nel porto interno, ospitante uffici, che nulla ha da invidiare alle strutture più recenti che registrano volumi di traffico crocieristico importanti dove c’è solo da procedere all’adeguamento delle banchine, alla realizzazione di silos parcheggio e all’adeguamento dei fondali per farli funzionare, anche se non è poca cosa.

Per chi ha vissuto l’esperienza di una crociera nell’area del Mediterraneo si è reso conto come si possa fare turismo anche con strutture ridotte al minimo ma efficienti. A Brindisi, invece, si è abituati a pensare in grande proponendo progetti meritevoli di attenzione ma di difficile realizzazione. Sarà un caso?

L’Adoc quindi, si chiede: al di là delle pur importanti valutazioni circa l’impatto che il proponendo molo crocieristico dovrebbe avere con il complesso di “Forte a mare”, quali siano le progettualità che  Comune e Provincia mettono in campo, ad esempio, sui temi della viabilità.

Per la precisione, l’Adoc di Brindisi si immagina cosa può accadere se non quattro ma una sola nave, con un minimo di quattromila naviganti, tra passeggeri ed equipaggio, attraccasse a Punta Riso in carenza di sbocchi viari. Via Materdomini già “soffre” il traffico cittadino, figuriamoci quello sostenuto di pullman e taxi. Senza parlare della S.P.41, meglio nota come Litoranea Nord, che già oggi non riesce ad accogliere le presenze estive dei bagnanti.

Quindi la vera progettazione e il desiderio di cambiamento dovrebbe far riflettere sulle infrastrutture primarie della città, e non viceversa, con il rischio di sperperare milioni di euro di investimento. L’Adoc auspica che si riesca a far convergere tutte le esigenze.

“Una considerazione è d’obbligo – sostiene Giuseppe Zippo, il presidente provinciale – ed è quella relativa all’idea maturata in diversi ambienti della città,  relativa ad una visione del turismo innocua alternativa alle presenze ingombranti presenti nel territorio. Oggi si incomincia a valutare e a prendere coscienza che anche per il turismo la città dovrà scontare un prezzo oggi per le infrastrutture, domani per i volumi di visitatori che andranno ad incidere sul piano ambientale (rifiuti, scarichi di depurazione, ecc.).

 

Brindisi, 11 Novembre 2010

 

 

 

A cura dell’Adoc provinciale di Brindisi   

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