Questa la proposta dell’Adoc visto lo stato di emarginazione e degrado in cui vivono i cittadini brindisini residenti in zona

 

 

Nell’ambito del monitoraggio e delle campagne di ascolto svolte dall’Adoc nel Comune capoluogo, l’associazione dei consumatori provinciale ritiene utile porre l’accento sulle denunce dei cittadini residenti nel quartiere, cosiddetto, “Antiracket”.

Partiamo dalla denominazione visto che, ancora oggi, a distanza di molti anni dalla costruzione degli alloggi, non si è riusciti a dare un nome al conglomerato urbano attribuendogli solo una denominazione riveniente dalla legge che finanziava la costruzione degli alloggi. Una situazione che lede, a parere dell’Adoc, l’immagine di una città che vuole rompere con il passato e che dovrebbe proiettarsi nei fatti e nella forma verso un futuro caratterizzato da legalità e vivibilità dei luoghi. Alcuni anni addietro emerse la volontà di attribuire al quartiere il nome di “San Lorenzo”, scelta tuttora condivisibile, come condivisibile sarebbe l’attribuzione di un nome in linea con la toponomastica esistente, e che richiami i valori della legalità.

Proprio quest’ultimo potrebbe essere quello giusto, “Legalità“, alla luce anche dei recenti episodi.

Altro problema lamentato dai cittadini è la convivenza quotidiana con quella che rappresenta una vera e propria emergenza: sia igienica, che ambientale.

Ci riferiamo al pollaio con le centinaia di metri di copertura in amianto, in pessimo stato di conservazione, e agli odori e i rifiuti prodotti dall’allevamento. Struttura tra l’altro che ostacola il completamento della viabilità importantissima non solo per la zona ma per l’intera città.

I cittadini non chiedono che venga meno il diritto ad esercitare una attività, tra l’altro risalente a decine di anni addietro, ma chiedono solo che vengano individuate aree idonee per tale scopo.

Vi è poi il problema richiamato più volte dall’Adoc circa l’assenza di un collegamento urbano con il resto della città; e più volte, in questi anni, sia l’amministrazione comunale che la S.T.P. hanno fornito scusanti di varia natura per giustificare la mancata attivazione annunciando, nel contempo, soluzioni imminenti, puntualmente smentite dai fatti. La scarsità di risorse non trova riscontro quando si attivano o si tenta di realizzare nuovi collegamenti, come nel caso dell’Ipercoop e del palazzetto.

Intanto, la pulizia delle strade e lo stato di manutenzione del verde pubblico lasciano a  desiderare tant’è che il parco presenta numerose essenze arboree essiccate.

In ultima analisi il capitolo riguardante la sicurezza stradale, vista la scarsa illuminazione delle strade e la percorribilità di Via Torretta a forte velocità da parte degli automezzi in transito. Una vera e propria fonte di pericolo per i numerosi cittadini in uscita dal quartiere, per i bambini in transito e per quanti frequentano gli esercizi commerciali presenti in zona. Tutto ciò nonostante la presenza a non più di cento metri della sede della Polizia Municipale.

Per concludere, l’Adoc di Brindisi chiede ai soggetti interessati risposte ai problemi sollevati dai cittadini onde evitare che quella che dal punto di vista infrastrutturale rappresenta una delle zone più interessanti della città divenga luogo di degrado non solo urbano, ma anche sociale.

 

Brindisi, 18 Novembre 2010

 

 

A cura dell’Adoc Brindisi

 

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