In questi ultimi mesi sono state intensificate e riproposte iniziative unilaterali o accordi informali tra più soggetti per il contenimento dei prezzi al consumo, per lo più per il settore alimentare.

Le ultime, in ordine di tempo, riguardano i prezzi “congelati” che praticheranno i bar nei prossimi quattro mesi, e i venti prodotti farmaceutici, ai quali applicare riduzioni dal 10 al 15%. Seppur facoltative, sono iniziative apprezzabili che ci auguriamo non si limitino a rimanere solo sulla carta, o di annoverarli come spot pubblicitari.

Anche il progetto SMS Consumatori, quindi la riproduzione della precedente esperienza varata dal Ministero delle Politiche Agricole, in collaborazione con alcune Associazioni dei consumatori come l’Adoc, è un’altra fonte per conoscere dov’è più conveniente il quartiere o il supermercato di una delle città dove fare la spesa, in tempo reale.

Vale ricordare anche l’accordo tra le associazioni dei consumatori, tra cui la stessa Adoc, e il promotore dell’iniziativa “Campagna Amica”, la Coldiretti. Cioè, dei mercati di campagna, più noti come farmers market.

Tutte iniziative tese a calmierare i prezzi dei prodotti alimentari e dell’ortofrutta per venire incontro alle denunce dei consumatori.

In proprio poi, si confermano altre misure e comportamenti per una spesa consapevole e che, magari, aggiunga un ulteriore risparmio alle famiglie, come i gruppi di acquisto solidali o i cosiddetti dispenser, gli acquisti alla spina. O altre, nuove, come in Toscana dove è partito un progetto per combattere il degrado ambientale e l’ingiustizia sociale che vedrà coinvolte migliaia di famiglie sensibilizzate a promuovere la diffusione di comportamenti orientati alla giustizia, alla sobrietà, alla solidarietà e al risparmio di risorse.

Quest’ultima è un’iniziativa un po’ più ardita perché bisognerà applicarsi e abituarsi a comprendere quanto si può riuscire a risparmiare, a partire dalle mura domestiche, elettrodomestici compresi.

Anche Mr. Prezzi, il Garante ministeriale, si preoccupa di fornire il proprio apporto richiamando le associazioni di categoria, dagli istituti bancari ai panettieri, a comportamenti più corretti e trasparenti; senza però riuscire ad incidere a fondo in quanto non possiede strumenti dissuasivi, ma solo il dialogo, la realtà dei fatti per un confronto, la comprensione.

E fa bene perché dopo i picchi del costo della materia prima degli scorsi mesi, a nostro parere, è giunto il tempo che le aziende riportino i ribassi anche sul prezzo dei pacchi di pasta perché le quotazioni del grano sono diminuite del 40%.

Anche per il pane si pone lo stesso obiettivo, specie se si considera che un kg di grano, per il diverso tasso di umidità consentita, garantisce una resa maggiore.

Non si può negare questa evidenza in particolare, se si immagina che i rincari hanno costretto quattro famiglie su dieci a ridurre l’acquisto dell’alimento base e che nel Mezzogiorno oltre il 50% delle famiglie ha ridotto i consumi nei primi mesi del 2008.

Per di più, riteniamo anacronistico il criterio di liberalizzazione e concorrenza fattosi largo nelle vendite al dettaglio; cioè, quello che quando la domanda diminuisce i prezzi aumentano o, al massimo, restano stabili. Invece, dovrebbe registrarsi l’esatto contrario, come è avvenuto per il petrolio.

L’altro errore commesso in tutti i settori merceologici è legato al fattore “ricarico”. Percentuali fisse, mai corrette dopo il passaggio dalla lira all’euro che, evidentemente, hanno fatto lievitare i prezzi a partire dai giochi e dalle lotterie garantite dallo Stato.

Su questi “specchi” ognuno cerca di arrampicarsi ritenendo, in ogni caso, di essere in pace con se stesso, di aver fatto fino n fondo il proprio dovere.

Intanto, le statistiche indicano che la disoccupazione e l’inflazione continuano a galoppare, l’economia ha smesso di crescere e i consumatori non hanno più soldi.



Sono tante le famiglie che, frequentemente, si rivolgono al “banco dei pegni” come ultima spiaggia, un metodo alternativo di credito al consumo, per superare l’imprevisto o affrontare la quarta settimana. E mentre c’è un 7% in più che ogni anno escogita questa soluzione, c’è un 5-6% di beni consegnati che non vengono riscattati e finiscono all’asta.

Se le famiglie non vogliono andare a fondo a giorni alterni come la “borsa”, non serve nemmeno sottoporgli l’opzione “compra oggi e paga domani”.

Convincere i consumatori ad incrementare il proprio indebitamento sarà sempre più improbabile; neanche con la carta di credito o revolving si riuscirà a farli spendere perché hanno o stanno per prosciugare le riserve dei propri conti correnti.

La gente non acquista, al massimo osserva, è incuriosita perchè la paura della stretta creditizia la frena, perché non sa cosa accadrà domani, nel senso letterale del termine.

Insomma, l’aria di recessione rischia di cancellare il Natale. Un Natale della nuova recessione e delle nuove differenze sociali con il crollo dei ceti e dei consumi medi.

L’Adoc Puglia ritiene più che probabile che il prossimo sarà il Natale del “pensierino”, nemmeno del “regalino”. I genitori per primi, rinunceranno ad una cravatta o ad un profumo pur di assicurare un dono, un giocattolo ai propri figli.

Niente di più veritiero se sono gli stessi commercianti a prevedere cali negli acquisti, tanto che i cartelli delle promozioni crescono di giorno in giorno e gli sconti praticati non sono più considerati “sottobanco”, da qualche anno.

Non ci sono più regole comuni da rispettare (neanche quelle riferite al mantenimento dei prezzi consigliati dalle aziende-case produttrici che non permettono, a monte, la libera concorrenza) perché “fare cassa” è l’imperativo; anche per la grande distribuzione.

Allora, se gli acquisti sono bloccati, se la crisi si fa sentire con la cassa integrazione e la chiusura delle aziende, non pensiamo che tra un mese questo quadro di insieme possa capovolgersi, nonostante le tredicesime che, a quanto pare, non saranno detassate perché il Governo reputa questa misura troppo onerosa. E né si può fare affidamento sulla “social card”, destinata a 1.300.000 anziani, che si ritroverà con una disponibilità bimestrale di 80,00 € da utilizzare solo con alcune catene di distribuzione; una operazione che assomiglia tanto ad un intervento caritatevole e non una vera e propria iniezione per far ripartire i consumi.

Quindi, non saranno le domeniche aperte del mese di dicembre a sovvertire il pronostico che nessuno avrebbe voluto mai centrare. E anzi, più ci si avvicinerà al 5 gennaio, più la gente rinvierà gli acquisti.

Al punto in cui siamo, per conquistare i consumatori si dovranno abbassare i prezzi.

Pertanto, perché non anticipare i saldi fin da subito, come programmato in un'altra nazione?

Non è una provocazione. E’ solo una esigenza legata alla crudele realtà dei fatti.

Può darsi che i vertici delle associazioni di categoria non concordano su questa lunghezza d’onda, ma siamo certi che i titolari, i negozianti sono disponibili e non soffrono di miopia.

E’, se si vuole, una strategia di marketing per non arrivare sempre col senno di poi e rimpiangere di non averlo fatto prima. Prevenire è meglio che curare.

La nostra proposta la reputiamo sensata anche perché se i negozianti non ordinano le merci, saranno le fabbriche a chiudere, con i dipendenti a spasso; quindi, meno disponibilità di danaro. Perché così funziona la catena della recessione.

Quella dell’Adoc regionale è una proposta che va nella direzione del “proprio e dell’altrui interesse”. Dimostriamo di saper comprendere e governare questa grave situazione, impossibilitati, al momento, di individuare soluzioni miracolose.



Pino Salamon

Presidente Adoc Puglia



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