L’Agenzia italiana del farmaco – Aifa, autorevole organismo che fa capo al ministero della Salute, ha pubblicato dati interessanti sull’utilizzo dei farmaci degli italiani. La fotografia che ne esce ci consegna una media giornaliera di consumo pari a due farmaci a testa, con una spesa complessiva per i medicinali, nel 2015, di 28,9 miliardi di euro. Cifra superiore ai 27 miliardi previsti dalla legge di stabilità per il 2017.

Nello specifico la spesa sostenuta dalle strutture pubbliche è stata di 11,2 miliardi di euro.

Un aumento del 24,5% rispetto all’anno precedente, mentre in termini complessivi l’aumento di spesa è stato quasi il 10%. Una voce di spesa, quella sanitaria, che nonostante i numerosi tagli e tickets introdotti continua a crescere. Ma, tra le righe di quella spesa, una in particolare risulta intollerabile: per superficialità varie, attorno al “pianeta farmaco” si consuma uno spreco pari a circa 2 miliardi l’anno, denaro regolarmente rimborsato dallo Stato. A questa cifra bisogna poi aggiungere la quota dei farmaci acquistati e non utilizzati che non sono rimborsabili: altri 400 euro l’anno in media a famiglia, che gravano sui già sofferenti bilanci familiari.

Ad un primo approccio, risulterebbe incomprensibile comprendere come il consumatore sia stato orientato all’uso di farmaci generici, nell’intento di contenere la spesa delle famiglie e dello Stato, per poi mostrare questa indifferenza rispetto ad un spreco di tali proporzioni.

Contributi ed assistenza erogati inutilmente, che “finiscono nella pattumiera” e che potrebbero invece, attraverso una serie di interventi mirati, essere dirottati sulle fasce più deboli della popolazione, strette nella morsa della crisi. Ma entriamo nel dettaglio. Specifica sempre l’Agenzia nazionale del farmaco che, a finire nel cestino a “curare la spazzatura” sono gli antibiotici, e a seguire gli analgesici, gli sciroppi, i farmaci per l’ipertensione e per lo scompenso cardiaco, gli antiaggreganti e gli anticoagulanti. Tutte medicine costose.

Se da un lato occorre sicuramente richiamare, attraverso una puntuale informazione, ad un uso responsabile e consapevole dei prodotti farmaceutici, riteniamo doveroso, come Associazione a difesa dei consumatori, richiamare l’attenzione delle Autorità competenti promotori, su quel “vizietto” neanche tanto nascosto delle maxi o mini confezioni, confezionate dall’industria farmaceutica, non rispondenti per contenuti alla terapia prevista.

A chi non è capitato, per malanni più o meno gravi, dall’influenza alle patologie ben più serie, di seguire una prescrizione medica che indicasse una cura, ad esempio, di una settimana e di trovare in farmacia confezioni che contengono più o meno pillole di quelle necessarie a completare il ciclo indicato.

Infatti, la maggioranza dei farmaci confezionati in blister contiene un numero di compresse superiore o inferiore del 30%, in media, rispetto al normale ciclo terapeutico per cui viene impiegato.

In tale modo ci costringono, una volta ammalati, ad acquistare una seconda scatola del farmaco o a mantenere in giacenza la confezione, spesso fino alla scadenza del prodotto.

Come abbiamo già evidenziato in un nostro articolo dello scorso anno, ogni famiglia, a causa delle confezioni non conformi alla terapia prevista, è costretta a buttare nel cestino circa 80 euro l’anno di medicinali, il 19% della spesa complessiva sostenuta per l’acquisto dei medicinali. Alcuni beccucci dei flaconi e degli spray, difatti, non consentono l’utilizzo di circa il 20% del prodotto, reso praticamente inaccessibile. Discorso simile per i medicinali in gocce, dato che poco meno del 10% rimane nella boccetta, inutilizzabile.

Sei famiglie su dieci buttano ogni anno dieci scatole di farmaci e solo dieci italiani su cento controllano l’armadietto dei medicinali ogni anno. Risultato: su 45 confezioni di medicinali acquistati ogni anno dalle famiglie, 8,5 confezioni restano inutilizzate.

Per questo abbiamo avanzato alla Commisione Sanità, all’Aifa e per conoscenza al Mef, una proposta volta a ridurre lo spreco dei farmaci, dagli indubbi effetti benefici per le casse dello Stato e per i bilanci familiari.

 

Poiché la scadenza media di un prodotto si è ridotta, passando dai 2 anni ai 6 mesi o un anno al massimo, e considerato che il 90% dei farmaci mantiene attive le proprietà terapeutiche per un periodo superiore alla data di scadenza, perché non indicare oltre alla normale data di scadenza anche l’ulteriore periodo di possibile utilizzo del farmaco?

Riportare, oltre la normale data di scadenza indicata ad oggi sulle confezioni, una ulteriore data di validità del medicinale, prolungando quindi la vita del farmaco.

Torneremo sull’argomento dandovi alcuni consigli utili.

Decalogo contro lo spreco dei farmaci:

 

  1. Controllare sempre la data di scadenza indicata sulle confezioni
  2. Consultare il foglio illustrativo presente all’interno della confezione, che evidenzia la corretta posologia del farmaco
  3. Conservare le medicine in un apposito armadietto, possibilmente chiudibile a chiave e fuori dalla portata dei bambini
  4. Alcuni farmaci risentono di temperature elevate: è bene conservarli in luoghi freschi, lontano da fonti di calore
  5. Acquistare la giusta quantità del farmaco, in base alle reali esigenze della malattia
  6. Non eccedere o diminuire, di propria iniziativa, il dosaggio della cura
  7. Chiedere al proprio medico o farmacista se ci sono confezioni piccole del farmaco, in modo da ridurre le possibilità di un’eventuale spreco
  8. Riporre sempre le medicine nella confezione originale, tenendole fuori dalla portata dei bambini
  9. In presenza di patologie non croniche consultare il medico o farmacista per un corretto dosaggio della cura
  10. Evitare di acquistare più confezioni dello stesso prodotto, se non prescritto per la cura di patologie croniche

 

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