Il costo del salvataggio è di 108 euro a testa

Con il decreto “Salva Risparmio” il Governo ha stanziato un fondo pubblico pari a 20 miliardi di euro per assicurare agli Istituti di credito in difficoltà la liquidità necessaria intervenendo nel capitale, su richiesta della banca. Monte Paschi di Siena sarà, per le ormai tristi e note vicende, la prima a beneficiarne, attraverso il diretto intervento del Ministero del Tesoro, che diventerà il maggior azionista con il 70% del pacchetto azionario.

Un aumento di capitale che sarà pagato dall’intera collettività, per una cifra pari a 108 euro a testa, dai risparmiatori ai cittadini, in nome di un risanamento e di una cristallina trasparenza da ritrovare, per evitare la fuga di ulteriori correntisti dall’istituto e fermare una ulteriore emorragia di denari. Insomma, occorre ridare fiducia al sistema.

Un Paese stupendo il nostro ma a volte anche molto contradditorio.

Ci si interroga se sia giusto o meno rendere pubblica la lista dei “cattivi pagatori”, come se questi fossero stati le vittime e non gli artefici del “buco”. Ci viene presentato il bail-in come uno strumento necessario per ammortizzare nel futuro altre situazioni simili, ma nessuno avverte il dovere morale di intervenire sugli stipendi d’oro che i vertici di una “banca-rotta” continuano a percepire, non si sa per quali meriti.

Ancora una volta il “rischio d’impresa” sarà caricato sulle spalle e nelle tasche della collettività, dei consumatori e dei lavoratori, socializzandone adesso le perdite, privatizzandone all’epoca invece oltremodo i guadagni.

Ma questa è una storia conosciuta, al sistema bancario nazionale da sempre piace vincere facile!

Questa volta no. Questa volta si diano segnali concreti per un riassetto realmente credibile, in caso di aiuti pubblici, del sistema creditizio. In primis tagliando i compensi milionari, ad oggi ancora elargiti, posizionandoli al di sotto dell’appannaggio percepito dal nostro Presidente della Repubblica, come disciplina il decreto sugli stipendi massimi da riconoscere ai dirigenti e manager pubblici, essendo di fatto pubblica la banca

Contestualmente all’introduzione del bail-in, per gli effetti che ne derivano in caso di sofferenza della banca, prevedere che all’interno dei vari consigli di amministrazione delle banche siedano anche rappresentanti dei risparmiatori e/o dei consumatori per controllare l’andamento economico dell’istituto.

Il prezzo del risanamento sarà comunque alto ma diverrà accettabile.

 

Se qualcuno tenterà invece, anche attraverso la politica degli esuberi, di scaricare sui lavoratori del settore e sui risparmiatori responsabilità e costi che hanno invece nomi e cognomi ben noti, indipendentemente dalla pubblicazione della lista dei debitori insolventi ci troveremo di fronte alla solita gattopardiana storia: “…cambiare tutto per non cambiare niente…”

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