Qui di seguito pubblichiamo la lettera inoltrata dall'Adoc Puglia in ordine a quanto richiesto dalla Prefettura e indicato all'oggetto

Oggetto: situazione tensioni sociali connesse alla congiuntura economica  -  1° semestre 2017

 

Facendo seguito alla nota prot. N. 12/19158/9C del 03.10.2017, con la presente, la scrivente Associazione si limita a fornire esemplificazioni di episodi di indigenza che, allo stato attuale delle normative esistenti in Italia, sembrano non poter trovare soluzioni di alcun genere.

Partiamo, ad esempio, da una settantenne che percepisce una pensione sociale (400 e passa euro) la quale, per poter pagare le fatture dei consumi di energia per importi pari a 50,00€ bimestrali, è costretta ad effettuare lavoro casalinghi al servizio di altre famiglie. Ma che, ad ogni modo, non permette all’interessata di riuscire a garantirsi un pasto quotidiano.

Sappiamo, ma non è questo il caso, di assistenti sociali che intervengono tramite i propri uffici a sostenere gente in grave stato di disagio per poter assolvere al pagamento di utenze telefoniche, canoni di locazione; o meglio ancora, pasti per i figli.

Ma sono decine e decine i casi simili finora esposti.

Un altro caso è quello di una signora, separata, la quale si ritrova con due figli disabili per i quali solo ad uno dei due, ultimamente, è stata riconosciuta l’invalidità. Ma che, ancora oggi, non è nella condizione di affrontare le spese quotidiane.

Così come alcune famiglie non sono in condizioni di poter versare quote aggiuntive di condominio con importi di 4/5.000,00€ per lavori straordinari in quanto si ritrovano in difficoltà per il lavoro (licenziati o c.i.g.). Una situazione ancora bloccata e che la scrivente ha preso in esame ma che non si riesce ancora a far comprendere che è più utile ridurre i lavori o allungare i ratei per i meno fortunati.

Ma ora ci soffermiamo su tre episodi che desideriamo affrontare e dirimere prima possibile anche con l’ausilio di codesta Prefettura.

In passato, quando Poste Italiane era un Ente statale o di natura economico, assegnava alloggi dell’Istituto Postelegrafonici con canoni sociali. Ma ora, da quando è diventata una Azienda privata, di proprietà del Tesoro, i dirigenti chiedono ai condomini, ormai anche ex dipendenti delle Poste in pensione, di pagare canoni di locazione al prezzo di mercato; oppure di passare all’acquisto dell’immobile, sempre al prezzo di mercato.

Noi pensiamo, ed abbiamo aperto un confronto con Poste Italiane, che i canoni pagati possono essere scontati, magari per una percentuale congrua, per poi valutare la differenza. Mentre per coloro che non sono in condizioni di acquistare l’alloggio, procedere ad un contenuto aumento del canone.

Non sono richieste assurde, ma ragionevoli.

Altro elemento che non condividiamo è quello delle finanziare le quali non concedono prestiti per somme irrilevanti (4/5/6.000,00€) a coloro che in passato sono entrate nel registro del CRIF magari per aver saltato alcune rate del mutuo o vicende simili.

A questa gente poi, viene chiesta “la garanzia”: ma se possedevano una garanzia non si sarebbero già rivolte ad un istituto bancario?

Come si vede, per poco ci si perde in un bicchiere d’acqua e non si da una mano a chi potrebbe anche risalire la china, magari con gradualità e con enormi sacrifici.

Ultima questione che intendiamo affrontare, è quella del sovra indebitamento che, dal nostro punto di vista, è inconcepibile.

Infatti, è mai possibile che chi deve rivolgersi a questo organismo del tribunale deve versare 500,00€ solo per aprire il fascicolo? In questo caso ci si trova di fronte a gente che ha perso il posto di lavoro e che non è più in grado di pagare un mutuo o, magari, si incorre in una finanziaria che “sequestra” lo stipendio. Quindi, senza sentire ragione alcuna la soluzione del sovra indebitamento non è affatto tale, sta complicando l’iter di ogni possibile, condivisibile ed immaginabile soluzione.

In questo caso noi riteniamo debba esserci più elasticità e garantire rinegoziazioni che allunghino i ratei e/o i mutui. Del resto, se non ci si convince che è questa l’unica soluzione chissà quando e chissà come possono rientrare i prestiti al mittente. A meno che, non vogliamo mettere i soggetti nella condizione di suicidarsi, come ci risulta da un paio di casi da noi affrontati.

Questa la nostra relazione per rispondere ai vostri solleciti e per i quali riteniamo che ci sono le condizioni di poter realmente correggere delle disfunzioni e aiutare concretamente alcuni, o forse più di alcuni, a risollevarsi dallo stato di abbandono in cui vivono.

 

Il Presidente Regionale

Pino Salamon

Bookmark and Share