Prevenire, informare, sensibilizzare e assistere le principali attività, rete antiviolenza verrà estesa

In occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” l’Adoc lancia l’iniziativa “L’amore non ha lividi”, un progetto di prevenzione, sensibilizzazione, informazione e assistenza delle donne vittime di violenza.

Negli ultimi dieci anni, secondo uno studio dell’Eures, le donne uccise in Italia sono state oltre 1.700, di cui il 71% in famiglia (e il 67,6% di queste all’interno della coppia) mentre il 26,5% sono state uccise per mano di un ex. Gli omicidi avvenuti nell’ambito di una coppia hanno avuto nel 40,9% dei casi un movente passionale, mentre nel 21,6% dei casi sono stati originati da liti. Nel 16,7% dei casi, inoltre, il femminicidio è stato preceduto da “violenze note”, l’8,7% delle quali denunciate alle Forze dell’Ordine.

“In risposta a questa vergognosa barbarie l’Adoc ha deciso di lanciare l’iniziativa “L’amore non ha lividi” – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – un progetto, finanziato dal Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali, mirato alla prevenzione, all’informazione, alla sensibilizzazione e all’assistenza di tutte le donne vittime di violenza. Da anni siamo fortemente impegnati nel combattere la violenza, e con questa iniziativa vogliamo andare a implementare l’attività di informazione e sensibilizzazione, realizzando eventi e prendendo parte alle iniziative già avviate da soggetti con i quali collaboriamo da anni e con cui abbiamo costruito una “rete antiviolenza”.”

La rete antiviolenza è composta da centri antiviolenza e strutture pubbliche. Con il progetto “L’amore non ha lividi” ci si pone l’obiettivo di ampliarla ulteriormente.

Troppo spesso, infatti, gli episodi di violenza non vengono denunciati perché la vittima teme per la propria incolumità fisica e, spesso, per quella dei figli. C’è poi il senso di vergogna nell’esporre il proprio vissuto di sofferenze ad altri, senza contare la difficoltà del convivere sotto lo stesso tetto con quello che si rivela, molto spesso, il proprio aguzzino. L’ostacolo concreto più evidente è il non saper dove andare, la mancanza di un luogo e di persone che accolgano la vittima e gli eventuali figli.

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