In una nota particolareggiata rivolta ai comuni della Puglia, l’Adoc regionale, l’associazione dei consumatori e degli utenti, evidenzia i nuovi rompicapo in arrivo per i cittadini-contribuenti sul fronte delle tasse; per la precisione quelle sulla casa di abitazione. E la preoccupazione dell’Adoc aumenta nel leggere il risultato ottenuto dallo screening sulla Iuc, l’Imposta Unica Comunale, che racchiude l’Imu per il patrimonio immobiliare, la Tari per i rifiuti e la Tasi sui cosiddetti servizi indivisibili comunali come la manutenzione delle strade o l’illuminazione pubblica.

A cosa ci si riferisce. La legge di stabilità (comma 689) dispone che, con decreto attuativo il ministero dell’Economia, di concerto con l’Agenzia delle Entrate, siano stabilite le modalità di versamento della Iuc assicurando in ogni caso la massima semplificazione da parte dei soggetti interessati, e prevedendo, in particolare, l’invio dei modelli di pagamento preventivamente compilati da parte degli enti impositori.

“Ma si sa – sostiene Valeria Andriano dell’Ufficio di presidenza dell’Adoc -, un fatto sono le leggi, un altro sono i decreti che rendono queste ultime attuative. E nel testo della legge appare sia obbligatorio l’invio del bollettino con l’indicazione dell’importo da versare. Ma, purtroppo, nella pratica non è così”.

Infatti, nella bozza del decreto attuativo si legge che il Comune può richiedere a Poste Italiane l’integrazione dei bollettini di conto corrente postale prestampando l’importo del tributo. Così, l’obbligo di invio è diventato un’opzione che i Comuni potranno utilizzare o meno.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, c’è l’assoluta incertezza circa le date dei versamenti delle diverse imposte. Solo per l’Imu si sa che la si dovrà versare in due rate: 16 giugno e 16 dicembre. Per Tari e Tasi, invece, è stata lasciata ampia libertà di decisione ai Comuni.

Per quanto riguarda la Tari, la vecchia tassa sui rifiuti, si pagherà in base ai metri quadri delle abitazioni: in questo caso, i dati che il Comune dovrebbe prendere in considerazione fanno riferimento ad archivi non sempre completi ed aggiornati; e ancora più macchinoso sarà definire l’importo della Tasi, l’imposta sui servizi indivisibili comunali.

“Qui, infatti – sostiene ancora Valeria Andriano -, le varianti di cui tenere conto sono più di una. Ad esempio, c’è la rendita catastale e ci sono le detrazioni: l’aliquota Tasi può crescere fino allo 0,8 per mille il cui gettito però è destinato esclusivamente ad introdurre detrazioni. E anche qui, tra le tante incertezze, occorre ancora fare chiarezza sulle detrazioni a beneficio del contribuente: queste potranno agevolare l’abitazione principale, i figli a carico, le famiglie a basso reddito, o altre categorie e condizioni a totale discrezione dei Comuni”.

Per ciò che riguarda il soggetto passivo della Tasi, prosegue ancora la nota dell’Adoc, questa deve essere versata dal possessore dell’immobile, così anche da chi lo occupa, come l’inquilino in caso di locazione. E a proposito di inquilino, la quota della Tasi, che deve essere versata da quest’ultimo può variare tra un 10 e un 30% dell’importo previsto, e sempre a discrezione del Comune che deciderà in tal senso con apposita delibera.

Insomma, in barba alla semplificazione degli adempimenti fiscali, i cittadini si troveranno nuovamente alle prese con calcoli complicati ed interminabili code agli sportelli delle Poste e dei Centri di Assistenza Fiscale. Per tali motivi l’associazione dei consumatori dell’Adoc Puglia invita i Sindaci a considerare le reali condizioni e situazioni dei rispettivi cittadini e, cosa possibile, aprire un confronto per giungere a soluzioni trasparenti.

 

Dipartimento Stampa Adoc Puglia

 

Roberta Longo

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