Lo spreco alimentare è un problema sempre più diffuso nella società moderna e spesso è causato da disinformazione e cattive abitudini dei consumatori. Molti prodotti freschi vengono scartati perché considerati poco attraenti esteticamente, nonostante siano di ottima qualità e talvolta migliori di quelli dall’aspetto più appariscente. Inoltre, molte persone non sanno interpretare correttamente le etichette alimentari e finiscono per buttare cibo ancora perfettamente consumabile.

Le conseguenze del cibo che rimane inutilizzato possono essere ambientali, economiche ed etico-sociali. Circa il 10% delle emissioni globali di gas serra è dovuto allo spreco alimentare, che comporta anche l’utilizzo inutile di risorse fondamentali come l’acqua dolce, i terreni agricoli e le materie prime. Gli alimenti non consumati contribuiscono inoltre al degrado del suolo. Dal punto di vista economico si registrano ingenti perdite, mentre sul piano sociale milioni di persone nel mondo continuano a soffrire la fame.

Per contrastare lo spreco alimentare esistono diversi accorgimenti pratici. La FAO ne individua almeno 14, basati su un consumo più consapevole oltre a sostenere che le diete sostenibili siano protettive e rispettose della biodiversità e degli ecosistemi. Un esempio concreto è la dieta mediterranea, che rappresenta un’ottima soluzione alimentare per evitare sprechi e mantenere uno stile di vita sano.

Ma anche seguire la piramide alimentare aiuta a costruire una dieta equilibrata. Alla base della piramide si trovano i cereali, preferibilmente integrali, come pane, pasta e riso, che forniscono energia.  A seguire  ci sono frutta e verdura, ricche di vitamine, sali minerali e fibre, da consumare quotidianamente. Al livello successivo si collocano le fonti proteiche, come legumi, pesce, carne, uova e latticini, da alternare durante la settimana privilegiando i legumi e il pesce. Più in alto si trovano i grassi, in particolare l’olio extravergine di oliva, mentre all’apice ci sono dolci e bevande zuccherate, da consumare solo occasionalmente. Rispettare questa struttura permette di mangiare in modo sano e ridurre gli sprechi.

Un altro aspetto fondamentale è la corretta conservazione degli alimenti. È importante utilizzare le confezioni originali, poiché aiutano a mantenere la freschezza e la sicurezza del cibo. I tempi di conservazione devono essere brevi soprattutto per carne e pesce, che hanno un elevato contenuto di acqua e nutrienti e sono quindi più soggetti al deterioramento. Il congelamento è un metodo efficace perché blocca l’attività batterica e rallenta le reazioni enzimatiche che causano il deterioramento degli alimenti. I prodotti da forno, invece, devono essere conservati controllando l’umidità: un ambiente troppo umido favorisce la formazione di muffe, mentre un’eccessiva esposizione all’aria rende il pane raffermo. Un’ulteriore strategia per ridurre lo spreco è rispettare la stagionalità degli alimenti e scegliere prodotti a chilometro zero. Consumare prodotti di stagione significa mangiare cibi più freschi e nutrienti, ridurre l’impatto ambientale legato ai trasporti e sostenere l’economia locale. Inoltre, questi alimenti richiedono meno energia e meno conservanti, contribuendo a una produzione più sostenibile e a una riduzione dello spreco alimentare.

Infine, è importante prestare attenzione anche al fenomeno della shrinkflation, una strategia adottata da alcune aziende che consiste nel ridurre la quantità di prodotto all’interno della confezione mantenendo invariato il prezzo. Questa pratica può trarre in inganno i consumatori e favorire acquisti eccessivi, contribuendo indirettamente allo spreco alimentare. Per questo motivo è fondamentale confrontare peso, quantità e prezzo dei prodotti.

In virtù di quanto descritto ed indicato finora, è fondamentale soffermarsi a leggere correttamente le etichette alimentari. Ad esempio il tempo minimo di conservazione (TMC) il quale indica la data entro la quale un alimento mantiene intatte le sue caratteristiche qualitative e nutritive; superata questa data, La data di scadenza, invece, indica il termine entro il quale il prodotto deve essere consumato , poiché oltre tale limite può rappresentare un rischio per la salute, soprattutto nel caso di alimenti molto deperibili.

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