Secondo un sondaggio dell’Eurobarometro, pubblicato nell’aprile 2017, tre quarti dei cittadini dell’UE vorrebbero che l’Unione europea si occupasse di più della protezione ambientale. Il particolare ben il 78% degli italiani intervistati chiede più interventi europei per l’ambiente.

 

Lotta al cambiamento climatico

Malgrado le incertezze, soprattutto dopo la decisione di Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, il Parlamento europeo rimane impegnato a garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

In questo senso, la decisione del Presidente Usa fu così commentata dal Presidente di Adoc Roberto Tascini:

“Trump sta alzando il primo muro, quello contro l’ambiente. L’accordo di Parigi ha segnato un momento decisivo per le sorti dell’umanità, della difesa dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Che gli Stati Uniti, uno dei principali Paesi produttori di energia non rinnovabile, si tirino fuori è un duro colpo. Ma è anche l’occasione, per l’Unione Europea, di compattarsi e di ergersi come leader del movimento globale di contrasto al cambiamento climatico. Ora più che mai è necessario restare uniti e moltiplicare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi previsti dall’accordo.”

I deputati europei stanno lavorando alla riforma del Sistema di scambio delle quote di emissione UE (ETS), all’aumento degli incentivi all’innovazione nelle nuove tecnologie sostenibili e agli obiettivi nazionali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra derivanti dai trasporti, dalle costruzione, dai rifiuti e dall’agricoltura. Nel pacchetto di lavori in corso ci sono anche le nuove misure per preservare e rafforzare la capacità delle foreste e dei terreni nell’UE per assorbire il biossido di carbonio in modo sostenibile.

Nel novembre 2017 la delegazione del Parlamento parteciperà alla conferenza COP23 che si terrà a Bonn in Germania con l’obiettivo di garantire i progressi nell’attuazione dell’accordo di Parigi.

Una spinta all’economia circolare

Il Parlamento sta lavorando al cosiddetto pacchetto rifiuti per ridurre la produzione di rifiuti e migliorarne la gestione. L’obiettivo è quello di aumentare anche il riciclaggio e soprattutto ridurre l’utilizzo delle risorse.

Il sistema economico attuale, ovvero produrre senza alcun riguardo per le materie prime, per il loro utilizzo non condiviso e per lo smaltimento selvaggio degli scarti (c.d. sistema lineare), figlio della rivoluzione industriale, è giocoforza sempre più inefficiente e costoso, sia per l’ambiente, che per i cittadini-consumatori e per le imprese.

Le parole chiave del modello lineare sono “prendi, produci, getta” (Take, Make, Dispose).

Ma è possibile sostituirlo? Sì, attraverso l’applicazione del modello dell’economia circolare basato sulle famose tre “R”: ridurre (gli imballi dei prodotti, gli sprechi di materie prime, eccetera), riusare (allungando il ciclo di vita dei beni) e riciclare (gli scarti non riutilizzabili) (Reuse, Reduce, Recycle).

Nell’economia circolare i prodotti sono pensati per avere una nuova vita grazie alla riparazione, alla ricostruzione, alla trasformazione o al riutilizzo come nuove risorse per altri prodotti.

Riduzione dell’inquinamento atmosferico ed emissioni delle auto

L’inquinamento atmosferico provoca ogni anno circa 400,000 decessi prematuri nell’Unione europea. Nel 2016 il Parlamento ha approvato dei limiti più severi alle emissioni per i principali inquinanti atmosferici, compresi gli ossidi di azoto (NOx), il particolato e l’anidride solforosa.

Attualmente gli eurodeputati stanno vagliando le nuove norme di “approvazione” dell’UE per rendere i test ambientali e di sicurezza più indipendenti, con un controllo maggiore sulle vetture già in circolazione.

Protezione dell’ambiente e della biodiversità

 

Nel marzo 2017 il Parlamento ha chiesto una maggiore protezione dell’ecosistema dell’Artico, unico al mondo e vulnerabile, includendo il divieto di estrazione del petrolio e del gas. L’anno scorso i membri hanno adottato una relazione sul piano d’azione dell’UE contro il traffico di animali selvatici, sottolineando la necessità di una cooperazione globale.

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