Oggi una famiglia spreca circa il 5% di quanto spende per la spesa alimentare, pari ad una media di 265 euro l’anno per famiglia, secondo una stima dell’Adoc. Una percentuale di spreco che nel corso degli ultimi anni si è sensibilmente ridotta ma che si può ulteriormente diminuire. Anche perché il peso della spesa alimentare sul reddito è molto rilevante nei bilanci familiari. Mediamente, infatti, la spesa alimentare incide per il 18% sul reddito, contro il 16% della media europea, nonostante i costi sostenuti da una famiglia italiana siano inferiori del 2,5% rispetto alla media di una famiglia europea. Ad ogni modo la riduzione degli sprechi evidenzia come le famiglie tendano sempre di più a investire maggiormente sulla qualità dei prodotti, cercando nuove e più vantaggiose forme di risparmio e non guardando più solo al prezzo ma anche alla “storia” dietro il prodotto, privilegiando aspetti quali la sostenibilità del prodotto o dell’azienda produttrice. E’ un passo deciso verso un consumo più responsabile e sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei lavoratori.

Inoltre, ridurre gli sprechi alimentari è base e fondamento dell’economia circolare. Non solo non sprecare, ma una volta utilizzati vanno anche riciclati nel modo giusto. Per questo è possibile consultare la nostra guida sulla raccolta differenziata.

Raccolta-Differenziata-Adoc.pdf (3609 download)

VADEMECUM CONTRO GLI SPRECHI

  1. Comprare solo l’essenziale, preferendo la qualità alla quantità, meglio una tavola meno imbandita ma più saporita.
  2. Se hai avanzi nel frigo, cerca di riutilizzarli nella preparazione di altri piatti.
  3. Utilizza al meglio il congelatore, se ne possiedi uno: surgela i tuoi avanzi di cibo, potranno essere utilizzati come porzioni monoposto.
  4. Prova ad acquistare meno e più spesso ciò di cui hai bisogno.
  5. Gli avanzi, se in buone condizioni, possono essere donati alle Associazioni di assistenza per i più bisognosi.
  6. Al momento dell’acquisto evitare le offerte promozionali illusorie come i 3×2, in questo modo si acquista e si spende più del necessario.
  7. Riporre le verdure nella parte bassa del frigo per evitare che ammuffiscano. Per la frutta il metodo migliore di conservazione è a temperatura ambiente Mantenere separata la frutta e verdura che si intende consumare a breve da quella che si intende conservare più a lungo.
  8. Il pesce si può conservare in frigorifero, se fresco, per un paio di giorni al massimo, oppure può essere anche congelato. Deve essere sistemato in posizione intermedia nel frigo, opportunamente avvolto in pellicola trasparente o in contenitori chiusi. I molluschi devono essere riposti in un piano intermedio, in contenitori che ne garantiscano l’isolamento dagli altri cibi per evitare eventuali scambi di batteri
  9. Ridurre o moderare le porzioni da servire.
  10. Mangiare lentamente permette una migliore digestione e rende possibile gustare più portate

Economia circolare, la sostenibilità come modello di sviluppo

Il sistema economico attuale, ovvero produrre senza alcun riguardo per le materie prime, per il loro utilizzo non condiviso e per lo smaltimento selvaggio degli scarti (c.d. sistema lineare), figlio della rivoluzione industriale, è giocoforza sempre più inefficiente e costoso, sia per l’ambiente, che per i cittadini-consumatori e per le imprese.

Le parole chiave del modello lineare sono “prendi, produci, getta” (Take, Make, Dispose).

Ma è possibile sostituirlo? Sì, attraverso l’applicazione del modello dell’economia circolare basato sulle famose tre “R”: ridurre (gli imballi dei prodotti, gli sprechi di materie prime, eccetera), riusare (allungando il ciclo di vita dei beni) e riciclare (gli scarti non riutilizzabili) (Reuse, Reduce, Recycle).

Nell’economia circolare i prodotti sono pensati per avere una nuova vita grazie alla riparazione, alla ricostruzione, alla trasformazione o al riutilizzo come nuove risorse per altri prodotti.

L’economia circolare può creare un modello di sviluppo completamente nuovo. Proficuo, in quanto riduce gli sprechi. Riuso, riciclo e recupero sono le parole chiave intorno alle quali costruire un nuovo paradigma di sostenibilità, innovazione e competitività, in uno scenario in cui anche i rifiuti si trasformano da problema in risorsa. Uno studio della Ellen McArthur Foundation evidenzia come, solo in Europa, l’economia circolare può generare un beneficio economico da 1.800 miliardi di euro entro il 2030, può dare una spinta al Pil (il prodotto interno lordo, vale a dire la ricchezza) di circa 7 punti percentuali addizionali, può creare nuovi posti di lavoro e incrementare del 3% la produttività annua delle risorse.

Lo scenario italiano: consumatori sempre più sensibili

In Italia, negli ultimi anni, è cresciuta la sensibilità sul fronte dei rifiuti: secondo stime del Conai nel 2018 il tasso di riciclo salirà al 68,7%, mentre circa l’11,8% sarà avviato al recupero energetico. Significativi risultati anche per carta e cartone, per cui ad oggi l’80% viene riciclato, secondo i dati del consorzio Comieco. Sono 540mila, invece, le tonnellate di rifiuti di imballaggi in plastica riciclati nel 2015.

Anche i consumatori italiani, d’altra parte, si stanno orientando verso una maggiore sensibilità e sostenibilità. Negli ultimi anni la percentuale di sprechi alimentari si è ridotta sensibilmente, passando da circa il 15% della spesa al 5%, per un controvalore economico di circa 265 euro l’anno a famiglia. La riduzione degli sprechi evidenzia come i consumatori tendano sempre di più a investire maggiormente sulla qualità dei prodotti, cercando nuove e più vantaggiose forme di risparmio, privilegiando aspetti quali la sostenibilità del prodotto o dell’azienda produttrice. E’ un passo deciso verso un consumo più responsabile e sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei lavoratori.

Principi fondamentali dell’economia circolare

I rifiuti non esistono

I componenti biologici e tecnici di un prodotto sono progettati col presupposto di adattarsi all’interno di un ciclo dei materiali, progettato per lo smontaggio e riproposizione. I nutrienti biologici sono atossici e possono essere semplicemente compostati. I nutrienti tecnici – polimeri, leghe e altri materiali artificiali – sono progettati per essere utilizzati di nuovo con un dispendio di energia minimo.

La diversità è forza

Modularità, versatilità e adattabilità sono da privilegiare in un mondo in incerta e veloce evoluzione. Lavorando verso l’economia circolare, dovremmo concentrarci su prodotti di più lunga durata, sviluppati per l’aggiornamento, l’invecchiamento e riparazione, considerando strategie come il design sostenibile. Diversi prodotti, materiali e sistemi, con molti collegamenti e misure sono più resistenti di fronte a shock esterni, rispetto ai sistemi costruiti solo per l’efficienza.

Energia da fonti rinnovabili

Come per tutti gli esseri viventi, l’energia dovrebbe provenire dal flusso generato dalle forze naturali, prima tra tutte l’energia solare.

Pensiero sistemico

La capacità di capire come le cose si influenzano reciprocamente, entro un intero. Gli elementi sono considerati come “adatti a” infrastrutture, ambiente e contesto sociale. Il pensiero a sistemi di solito si riferisce a sistemi non lineari: sistemi in cui attraverso condizioni di retroazione e partenza imprecisa il risultato non è necessariamente proporzionale all’ingresso e dove l’evoluzione del sistema è possibile: il sistema può evidenziare proprietà emergenti. Esempi di questi sistemi sono tutti i sistemi viventi e qualsiasi sistema aperto come i sistemi meteorologici o le correnti oceaniche; anche le orbite dei pianeti hanno caratteristiche non lineari.

 

 

Bookmark and Share